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NATURA E BIODIVERSITÀ

Gli uccelli

Camminando nell’area delle Risorgive del Bacchiglione i primi animali con cui si viene in contatto sono gli uccelli: si sentono decine di cinguettii diversi in ogni stagione!

Nel corso dei monitoraggi del progetto LIFE Sor.ba sono stati effettuati dei censimenti per individuare le diverse specie che nidificano o svernano in questo sito e grazie a questi studi siamo stati capaci di individuare le specie che più comunemente frequentano l’area.

Di seguito puoi trovare delle brevi informazioni sulle specie più frequenti ma, nel caso volessi venire a trovarli di persona, ti consigliamo di procurarti del materiale di approfondimento per orientarti tra le mille voci che si odono ad ogni uscita, tanto d’estate quanto d’inverno.

 

Presso le Risorgive del Bacchiglione vengono svolte dal 2015 sessioni di inanellamento a scopo scientifico nell’ambito del progetto MonITring, promosso dall’ISPRA con lo scopo di studiare gli uccelli e i loro spostamenti, misurare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità, valutare l’impatto delle attività umane sull’ambiente che ci circonda.

I ricercatori, grazie all’inanellamento, raccolgono moltissimi dati utili al monitoraggio e alla conoscenza dell’ecologia delle popolazioni di uccelli presenti nell’area.

Proprio nell’ambito di questa attività è stato rilevato recentemente alle Risorgive un uccello proveniente dalla Finlandia, segno di quanto gli uccelli viaggino tra i vari territori e di quanto le zone umide rappresentino luoghi importantissimi per il sostegno di questo popolo migratore e, più in generale, per la conservazione della biodiversità.

Specie principali

AIRONI (Ardeidi)

Difficile non riconoscere gli aironi, con il loro lungo collo, le zampe alte ed il becco affusolato. Più difficile è invece riconoscere tra di loro le diverse specie. Quando lungo le sponde e nelle acque basse del Parco vi imbatterete in un airone cercate di fermarvi prima di farlo involare: anche da lontano ci sono alcune caratteristiche che vi aiuteranno a riconoscerlo (senza contare il fatto che stava magari facendo colazione!).

BALESTRUCCIO (Delichon urbicum)

Le rondini sono uccelli insettivori e formidabili migratori. Ogni anno coprono migliaia di chilometri per spostarsi dal centro-sud Africa, dovetrascorrono l’inverno, all’Europa, dove nidificano ed allevano i loro piccoli fino al momento di ripartire tutti insieme nuovamente verso il sud, attraversando mare e deserto in un solo, incredibile, pericolosissimo volo. Le diverse specie di rondini, pur così simili nell’aspetto e nei movimenti, hanno trovato strategie molto differenti per nidificare: ogni nido ha una peculiare forma per ognuna di esse e, nel caso ne avvistaste uno, sarà proprio la sua conformazione e localizzazione a dirvi con maggior certezza quale specie che lo abbia costruito.

BALLERINA BIANCA (Motacilla alba)

Guardando camminare una Ballerina, o anche solo osservandola posata, si intuisce velocemente l’origine del suo nome. Il movimento ritmico della testa e della coda è talmente accentuato che è diventato il carattere ispirante per il suo nome in tantissime lingue: in inglese (Wagtail: coda-oscillante bianca e nera) in francese (Hochequeue: coda-che-annuisce), in Spagnolo (Lavandera: lavandaia). Se vedrete, a bordo delle vasche e delle rive delle zone umide, un piccolo uccellino che fa elegantemente dondolare su e giù la lunga coda mentre cammina in punta di zampe (non saltella), ecco che avrete incontrato una Ballerina.

CANNAIOLA VERDOGNOLA (Acrocephalus palustris)

La Cannaiola verdognola è un piccolo uccello di canneto – da cui il nome Cannaiola – che appartiene ad un gruppo degli “acrocefali” molto simili tra di loro per aspetto e per voce. Il suo colore – sui toni del verde e del marrone chiaro – è fortemente mimetico con l’ambiente in cui vive e le sue abitudini schive e circospette ne rendono difficile l’osservazione. Per riconoscere la Cannaiola verdognola può essere d’aiuto l’osservazione dell’ambiente: il canto proveniente da zone di margine erbaceo arbustive, con intrichi misti di cannucce, rovo e ortica, non di pura vegetazione palustre, appartiene con ogni probabilità a questa specie.

CAPINERA (Sylvia atricapilla)

Tra i diversi silvidi, famiglia a cui appartiene la Capinera, è forse la specie più semplice da riconoscere. Il piumaggio è di un indistinto ed uniforme grigio ma la colorazione del vertice del capo, nero lucido nei maschi e castano nelle femmine e nei giovani, la rendono inconfondibile. Il suo canto melodioso proviene dal folto dei cespugli e della ricca vegetazione rigogliosa. Difficile confonderlo con quello dell’Usignolo sia per la diversità (che si può imparare facilmente) sia perché la Capinera canta di giorno e l’Usignolo prevalentemente di notte.

CINCIALLEGRA (Parus major)

Le cince ed i codibugnoli sono vociferi uccelletti sempre in movimento, in perenne attività ed agili acrobazie sulla chioma degli alberi e sulla sommità degli arbusti più alti. Per riconoscerli potete usare queste caratteristiche di base: la Cinciallegra ha ampie macchie bianche sulle guance che spiccano con il resto del capo, intensamente nero. Inoltre, vista da sotto, come spesso capita cercando di osservarla tra i rami sopra la nostra testa, ha una stria nera che attraversa il ventre giallo.

CINCIARELLA (Parus caeruleus)

La Cinciarella ha colori sui toni del giallo e dell’azzurro ma meno contrastati e spesso si muove tra le foglie più fitte. È famosa in Inghilterra l’abitudine di alcune popolazioni di cinciarelle che hanno imparato a bucare la carta stagnola che ricopre le bottiglie del latte consegnate a domicilio per bere la panna solidificata sulla superficie.

CODIBUGNOLO (Aegithalos caudatus)

I codibugnoli sono meno generalisti delle cince, hanno zampe e becchi più delicati e si nutrono di insetti e semi di piccole dimensioni. Formano gruppi familiari numerosissimi e complessi ed il nido è costituito da una struttura unica nel suo genere: una massa sferica soffice, costituita principalmente da ragnatele, licheni, piume e muschio, con una ottima coibentazione che trattiene a lungo il calore.

CORNACCHIA GRIGIA (Corvus cornix)

Cornacchie e gazze sono animali che quasi tutti riconoscono anche se le prime vengono spesso erroneamente chiamate “corvi”. I corvi sono in realtà uccelli piuttosto rari in Pianura Padana. I Corvidi dal corpo grigio ed ali nere che sono così abbondanti nelle nostre campagne sono Cornacchie grigie, mentre quelli bianchi e neri dalla lunga coda sono Gazze.

CUCULO (Cuculus canorus)

Il metodo più semplice per riconoscere il Cuculo non è vederlo ma udirlo. Il canto del Cuculo è per fortuna comunemente noto e non offre grandi possibilità di confusione tanto che spesso viene erroneamente ed onomatopeicamente chiamato “Cucù”. Se vi capitasse di osservarlo sappiate che la colorazione grigia non rende possibile distinguerne il sesso mentre un individuo dai colori bruno-rossi è sicuramente una femmina.

FOLAGA (Fulica atra)

Folaga e Gallinella sono le due specie di rallidi che si possono vedere senza troppe difficoltà e che risultano anche abbastanza semplici da identificare. Si tratta di due uccelli scuri, che vedrete muoversi lungo le rive e nuotare. La Folaga galleggia e nuota più quietamente emettendo spesso dei nasali “PIT!”. Ha inoltre un vistoso becco bianco che la identifica senza possibilità d’errore. I loro pulcini, spelacchiati, con la testa dalla pelle rossa e piuttosto goffi, possono trarre in inganno e sembrare dei pulcini malmessi ed in difficoltà: non lanciatevi a salvarli, sono semplicemente fatti così.

FRINGUELLO (Fringilla coelebs)

I fringuelli hanno un nome latino che narra delle capacità di osservazione dei popoli antichi. La migrazione del Fringuello non è sincrona tra maschi e femmine: i maschi arrivano prima nelle zone di riproduzione e prendono possesso dei territori. Le femmine, una volta arrivate, scelgono il maschio anche in base alla qualità del territorio che ha saputo conquistare.

GALLINELLA D'ACQUA (Galinula Chloropus)

Folaga e Gallinella sono le due specie di rallidi che si possono vedere senza troppe difficoltà e che risultano anche abbastanza semplici da identificare. Si tratta di due uccelli scuri, che vedrete muoversi lungo le rive e nuotare. La Gallinella ha un movimento del collo a scatti, che assomiglia davvero a quello delle galline da cortile. I loro pulcini, spelacchiati, con la testa dalla pelle rossa e piuttosto goffi, possono trarre in inganno e sembrare dei pulcini malmessi ed in difficoltà: non lanciatevi a salvarli, sono semplicemente fatti così.

GAZZA (Pica pica)

Mentre la Ghiandaia è legata ad ambienti boschivi con alberi maturi e chiome fitte e buona struttura di sottobosco, gazze e cornacchie grigie sfruttano le zone aperte, nidificando su alberi alti ma anche isolati e in condizioni ecologicamente depauperate, come aree urbanizzare o zone agricole a coltivazione intensiva, quasi privi di elementi di naturalità. Le gazze che frequentano la zona provengono principalmente dalla campagna circostante.

GERMANO REALE (Anas platyrhynchos)

È l’anatra che vi sarà più facile incontrare nelle zone umide, sia negli specchi d’acqua che nei canali. Di norma è semplice riconoscere il maschio dalla femmina. Il primo ha una colorazione sgargiante con la testa verde brillante e il petto color cioccolato, mentre la femmina presenta una colorazione variegata sui toni del marrone. Questa differenza dipende dalla necessità delle femmine di rimanere nascoste e mimetiche, considerando il lungo periodo della cova. Perché il maschio invece accetta il rischio della predazione? Per necessità: è soprattutto in base al piumaggio che le femmine scelgono il loro partner! Infatti alla fine dell’estate, quando i corteggiamenti della primavera successiva sono ancora lontani, i maschi mutano il loro piumaggio nuziale con uno più mimetico. Attenzione quindi in autunno o in inverno a non confondere i maschi in eclissi.

FALCO LODOLAIO (Falco subbuteo)

Agili e leggeri, i falchi si possono vedere volare con una certa facilità. Si distinguono dalla Poiana e dallo Sparviere principalmente per le loro lunghe ali appuntite e per la coda stretta e lunga. Mentre la Poiana spesso veleggia, i falchi hanno un volo battuto, con colpi d’ala lunghi e potenti. Vedendoli da lontano, per un non esperto, il loro riconoscimento non è immediato se ci si basa sulla forma e sulla colorazione (anche se estremamente differenti non sono caratteristiche che balzano all’occhio). Ci sono però alcune differenze di comportamento e di scelta dell’habitat, che troverete nei paragrafi successivi, che aiuteranno a capire chi state osservando. Un rapace in volo libero, agile e veloce, nella penombra del tramonto, è quasi certamente un Lodolaio.

LUì PICCOLO (Phylloscopus collybita)

Il Luì piccolo è tra gli uccelli più semplici da riconoscere al canto, una volta imparato il suo sonoro monosillabico suì-suì. A vista, invece, è facilmentec onfondibile con il Luì grosso. Per il visitatore neofita basterà forse riconoscere il gruppo dei Luì: piccoli uccelli che si muovono continuamente nel fitto, con movimenti agili e scattanti, dai colori poco appariscenti e con sopracciglio chiaro, più o meno marcato. Durante l’inverno potete con una buona ragionevole probabilità dire che state osservando un Luì piccolo: quasi tutti gli altri Phylloscopus sono migratori trans-sahariani e dopo la migrazione autunnale non sono più presenti nella Pianura Vicentina (a parte qualche rarità che però esula dagli scopi di questo manuale).

MARTIN PESCATORE (Alcedo atthis)

Inconfondibile quando si riesce ad osservare posato, molto più facilmente riconoscerete la presenza del Martin pescatore vedendo passare, sui canali, attraversando la strada da un lago ad un altro, o sulla superficie dell’acqua, un rapido bolide dai riflessi azzurri, con un volo diritto e uniforme, mai sfarfallato o ondulato. Il volo è spesso accompagnato da un suono acuto e costituito da una o due note, mai da un canto melodioso.

MERLO (Turdus merula)

Inconfondibile, il tipico frequentatore di parchi e giardini è l’ubiquitario Merlo. Il maschio ha il piumaggio completamente nero ed un becco giallo-arancio smagliante. La femmina invece, per necessità di mimetismo, ha colori più smorzati, sul grigio-bruno, ed il becco scuro. Per dovere di precisione è da ammettere l’occasionale presenza di individui maschi dai colori intermedi che vengono a confondere le certezze acquisite ma, per gli scopi che ci siamo prefissati, possiamo tranquillamente soprassedere.

PASSERA D'ITALIA (Passer italiae)

Nella Passera d’Italia il maschio ha un piumaggio variegato con bavaglino nero, testa color nocciola e guance bianche mentre la femmina ha una tonalità marrone chiaro senza forti caratterizzazioni. Vedere quindi insieme passeri di colore diverso è un buon indizio circa la possibilità che si tratti di Passera d’Italia. Frequenta abitati in particolare dove vi sia possibilità di nidificazione in vecchi edifici o sotto i coppi tradizionali dei tetti e dove siano presenti aree incolte o orti con porzioni di vegetazione spontanea.

PASSERA MATTUGIA (Passer montanus)

Nella Passera mattugia invece maschi e femmine sono uguali, assomigliando entrambi ad un piccolo maschio di Passera d’Italia e avendo, al centro della guancia bianca, una distintiva piccola macchia nera. Capaci di divenire molto confidenti quando trattati con benevolenza, i passeri arrivano a becchettare vicino ai piedi delle persone che sono in grado di riconoscere a livello individuale, avvicinandosi maggiormente a chi li nutre d’abitudine.

PASSERA SCOPAIOLA (Prunella modularis)

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PETTIROSSO (Erithacus rubecula)

Il Pettirosso è tra gli uccelli più popolarmente noti anche al di fuori della cultura prettamente naturalistica. Il petto rosso sul corpo tondeggiate, il capino quasi senza collo, tutt’uno col corpo e con i grandi occhi neri, rendono inconfondibile questo uccellino dal canto cristallino. Anche senza vederne i colori, si riconosce dagli inchini che effettua a piccoli
scatti, alternati a breve immobilità, spesso sulla cima di paletti o dalla sommità degli arbusti.

PICCHIO ROSSO MAGGIORE (Dendrocopos major)

I picchi, posati, si riconoscono perché stanno appesi ai rami o ai tronchi, in posizione verticale, mai “appollaiati” come la maggior parte degli uccelli, e si muovono in continuazione, cercando di nascondersi sulla parte di tronco al di fuori della vostra vista. In volo hanno una traiettoria ondulata molto caratteristica in cui con qualche battito d’ala prendono quota e poi ridiscendono verso il basso ad ali chiuse, come disegnando nel cielo il profilo di morbide colline. Il suono territoriale del Picchio rosso maggiore è un veloce tambureggiare contro il tronco degli alberi.

PICCHIO VERDE (Picus viridis)

I picchi, posati, si riconoscono perché stanno appesi ai rami o ai tronchi, in posizione verticale, mai “appollaiati” come la maggior parte degli uccelli, e si muovono in continuazione, cercando di nascondersi sulla parte di tronco al di fuori della vostra vista. In volo hanno una traiettoria ondulata molto caratteristica in cui con qualche battito d’ala prendono quota e poi ridiscendono verso il basso ad ali chiuse, come disegnando nel cielo il profilo di morbide colline. Il canto del Picchio verde è uno dei più semplici da riconoscere poiché assomiglia ad una sonora risata.

POIANA (Buteo Buteo)

Tra i rapaci presenti è la specie più facilmente osservabile, poiché rimane spesso posata allo scoperto sui rami degli alberi più alti. Il primo indizio che vi trovate di fronte ad un rapace è la posizione eretta e verticale che assume da posato. La Poiana appare spesso scura da lontano e solo da più vicino si riconosce una colorazione più chiara, spesso con una sorta di collare color crema, sul petto. Non fatevi confondere da colorazioni più o meno brune o striature particolari: la Poiana mostra una diversificazione notevole del piumaggio. In volo è più lenta e maestosa degli altri rapaci presenti nel Parco delle Sorgenti, con le penne più lunghe delle ali che formano delle “dita” ben visibili.

RIGOGOLO (Oriolus oriolus)

Vedere un Rigogolo è un po’ come fare un ambo alla lotteria: non è impossibile ma di certo non è un evento frequente. Vive infatti sulla sommità degli alberi più alti e difficilmente scende al di sotto delle chiome nel raggio della nostra visuale. Se avrete la fortuna di sorprenderlo mentre passa velocemente attraverso uno spazio aperto, un maschio adulto vi apparirà come una sagoma colorata intensamente di giallo con le ali nere. Nella maggior parte dei dialetti locali il Rigogolo ha un nome con un significato ricorrente… chi lo chiama il matto, il pazzo o il merlo matto… questi suoi soprannomi gli derivano dal fischio flautato ed ondulato che emette il maschio, dai miagolii della femmina e dal colore giallo acceso, colore assai originale nell’avifauna italiana, usa a colori più tenui e mimetici.

RONDINE (Hirundo rustica)

La difficoltà per chi non ha dimestichezza con l’avifauna sta nel riconoscerle le une dalle altre e distinguerle dai rondoni, all’apparenza molto simili ma in realtà più strettamente imparentati con i colibrì sudamericani piuttosto che con le rondini vere e proprie! I rondoni sono gli unici ad avere il ventre scuro ma se sono troppo alti nel cielo per poter osservare tale caratteristica vi toccherà prendere dimestichezza con la loro sagoma per poter essere certi della determinazione. Ad aiutarvi saranno come sempre i canti: le alte grida, che tipicamente ed erroneamente vengono associate alle rondini e ci riempiono di gioia a primavera sono in realtà i richiami dei rondoni, i canti più complessi
e modulati sono invece delle rondini.

SPARVIERE (Accipiter nisus)

Tra tutti i rapaci diurni presenti nel Parco, lo Sparviere è quello che i visitatori avranno più difficoltà ad incontrare: vive e caccia
nel fitto della vegetazione e di solito si palesa con volo veloce e improvviso per sparire poco dopo dietro ad una siepe. Se avrete la fortuna di vederlo in volo potrete riconoscerlo dalle ali arrotondate, non appuntite come quelle dei falchi, e dalla lunga coda, stretta e angolosa, meno a ventaglio di quella della Poiana, rispetto alla quale è anche decisamente più piccolo.

STORNO (Sturnus vulgaris)

La sua abitudine di posarsi sui fili, sui tetti o sulla cima delle piante, rendendolo ben visibile, aiuta sicuramente il riconoscimento dello Storno. Come per molte altre specie, sarà più facile avvistare i maschi in canto poiché si mettono appositamente in vista durante il corteggiamento o come segnale territoriale nei confronti di altri maschi. Lo Storno ha un piumaggio finemente macchiettato di bianco, dai profondi riflessi iridescenti: una colorazione difficilmente osservabile a distanza, soprattutto in controluce. Il canto vi verrà in aiuto poiché lo storno alterna motivi più melodici con fischi e suoni rauchi, inserendo spesso una grande varietà canora nel suo repertorio.

TARABUSO (Botaurus stellaris)

Il Tarabuso è molto difficile da osservare: Rimane spesso nascosto ed è presente nel Parco solo in inverno e durante la migrazione. Tarabuso e Tarabusino, come l’Airone rosso, non nidificano all’interno dell’area perché necessitano di una vegetazione differente – specificatamente del canneto – ma si possono incontrare in migrazione e il Tarabuso anche nei mesi invernali. Le prime due specie qui trovano risorse adatte per riposarsi ed alimentarsi durante il viaggio da e verso l’Africa, mentre il Tarabuso trova le migliori condizioni per sopportare i rigori dell’inverno.

TOPINO (Riparia riparia)

Il Topino, come il Martin pescatore, costruisce il nido in gallerie ma necessita di sabbia fine per poter scavare; questa specie infatti si ritrova solo sulle pareti sabbiose a margine dei fiumi. La distribuzione del Topino segue strettamente quella del corso dei fiumi di maggior dimensione con particolare preferenza per le aree dove le acque non sono regimentate. Nel Parco le si può osservare in caccia sulla superficie dell’acqua sia durante la migrazione che nei mesi estivi ma, in assenza di siti adatti costruire il nido, non le si ritrova nidificanti.

TORTORA DAL COLLARE (Streptopelia decaocto)

Con una buona percentuale di approssimazione si potrebbe anche dire che se la vedete, la tortora che state guardando è una Tortora dal collare. Essa infatti è più confidente e legata agli spazi aperti. A fugare ogni dubbio, nel caso non foste vicini tanto da distinguerne i colori e vedere macchie o collarini ai lati del collo, sarà la coda: più uniformemente grigia (con una banda che non spicca) nella Tortora dal collare.

TORTORA SELVATICA (Streptopelia turtur)

La Tortora selvatica è timida e diffidente e rimane nascosta nella vegetazione quasi tutto il tempo che passa in Europa (più o meno da aprile a settembre). A fugare ogni dubbio, nel caso non foste vicini tanto da distinguerne i colori e vedere macchie o collarini ai lati del collo, sarà la coda: scura con una vistosa banda finale bianca.

TUFFETTO (Tachybaptus ruficollis)

Vi capiterà sicuramente di vedere, da lontano, dei piccoli uccelli tondi che galleggiano sull’acqua, all’apparenza immobili, che poi scompaiono in una frazione di secondo per riapparire dopo lungo tempo, all’interno dello stesso stagno. Quanti sono? Due? No, Tre! Quattro? Uno? Cinque! Se queste palline di color cioccolato compaiono e scompaiono rifiutandosi di lasciarsi contare ed osservare, ecco, l’avete trovato! È il Tuffetto! In estate, dato che rimane nascosto la maggior parte del tempo per occuparsi del nido e dei pulcini, saprete che c’è quando udirete la sua squillante e rapida, tintinnante risata provenire dalla
vegetazione palustre.

UPUPA (Upupa epops)

L’Upupa è assolutamente inconfondibile se avrete la fortuna di vederla. Il volo sfarfallante col le grandi ali bianche e nere, il colore arancio del corpo e la cresta che si alza e si riabbassa quando si posa permettono anche ai meno esperti di riconoscerla tra i tanti uccelli presenti nel Parco delle Sorgenti. Se sentiste di giorno un canto che vi verrebbe da attribuire ad un gufo… ecco, state ascoltando il canto dell’Upupa! Il suo tubare cupo le ha attribuito nei secoli passati la fama di portatrice di sventura. Fortunatamente i tempi sono cambiati e il canto dell’Upupa, che è partita a fine inverno da sotto il Sahara ed ha attraversato deserti e mari per arrivare in Italia, porta notizie dell’arrivo della primavera e del valore della conservazione della Natura.

USIGNOLO DI FIUME (Cettia cetti)

L’Usignolo di fiume appartiene a quella categoria di passeriformi che non hanno evidenti e lampanti caratteristiche che aiutino il riconoscimento a vista: ha infatti un piumaggio dal colore mimetico e uniforme. Inoltre, è estremamente schivo e difficile da osservare. Fortunatamente il suo scoppiettante canto gorgheggiato esplode agli angoli della vegetazione palustre durante tutto l’anno e permette di constatarne la presenza.

USIGNOLO (Luscinia megarhynchos)

Schivo ed elusivo, sempre nascosto nella vegetazione, l’Usignolo affida alla sua potente voce il compito di proclamare la sua presenza, il suo corteggiamento ed il suo possesso di un territorio. Nelle rare occasioni in cui viene osservato al di fuori del fitto dei cespugli si può notare la coda rossastra che contrasta con il corpo dai colori castani. Non va però confuso con il Codirosso (le femmine ed i giovani hanno il corpo dai colori mimetici simili all’Usignolo) ed un buon trucco per riconoscerli è osservare i movimenti della coda: l’Usignolo spesso la tiene sollevata e ferma, il Codirosso bassa e vibrante.

VERZELLINO (Serinus serinus)

Dalla cima degli alberi e delle antenne sopra i tetti, il canto continuo, sonoro e vibrato del Verzellino si spande durante tutto il giorno nel periodo di primavera. Vedendo un uccellino in piena vista, piccolo e dai colori giallo-smorti e chiedendovi come possa respirare mentre canta in modo così ininterrotto, state con ogni probabilità osservando un Verzellino. Il Verzellino frequenta una grande varietà di ambienti, preferibilmente associati ai centri abitati, ai giardini alberati, agli spazi aperti della campagna tradizionale ed ai vigneti. Zone a prato incolto ed alberi con semi piccoli, come l’Ontano o l’Acero, sono fondamentali per il reperimento delle risorse alimentari.

Parte dei testi è stata tratta dalla pubblicazione “Le sorgenti del Bacchiglione: piante e uccelli” realizzata durante il progetto Life+ Sor.Ba. Consulta il testo integrale.

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